{"id":14333,"date":"2020-03-30T10:28:09","date_gmt":"2020-03-30T09:28:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.albeeassociati.it\/?p=14333"},"modified":"2024-11-12T09:42:35","modified_gmt":"2024-11-12T08:42:35","slug":"gli-ameni-inganni-politica-e-diritto-in-giacomo-leopardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albeeassociati.it\/en\/gli-ameni-inganni-politica-e-diritto-in-giacomo-leopardi\/","title":{"rendered":"GLI &#8220;AMENI INGANNI&#8221;: POLITICA E DIRITTO IN GIACOMO LEOPARDI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Pare quasi incredibile che, a distanza di oltre centottanta anni dalla morte del poeta, esista ancora una parte vastissima della riflessione leopardiana rimasta sostanzialmente inesplorata. Non tutti sanno, infatti, che nell\u2019opera di <strong>Giacomo Leopardi<\/strong> si cela una florida <strong>riflessione politico-giuridica<\/strong>, strettamente connessa alla pi\u00f9 nota teoria metafisica ed estetica, che fa del pensatore recanatese uno dei massimi filosofi politici dell\u2019Europa dell\u2019800. Le riflessioni dedicate alle istituzioni politiche e alle forme di stato e di governo provengono da opere diverse, tanto in prosa che in poesia, risalenti a periodi temporali anche distanti, ma, pur parendo talora frammentarie o incomplete, costituiscono, nel loro complesso, un vero e proprio <strong>sistema<\/strong>, che merita di essere studiato e portato alla luce \u2013 e non solo dai letterati, ma dai <strong>giuristi<\/strong>, e in specie dai costituzionalisti: un sistema che ruota attorno al concetto, centrale in tutta la poetica (e la vita) di Leopardi, dell\u2019<strong>illusione<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Io non tengo le illusioni per mere vanit\u00e0, ma per cose in certo modo sostanziali, giacch\u00e9 non sono capricci particolari di questo o di quello, ma naturali e ingenite essenzialmente in ciascheduno; e compongono tutta la nostra vita<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(A Pietro Giordani, 30 giugno 1820).<\/p>\n<p>L\u2019indagine politica e giuridica \u2013 come, del resto, quella metafisica ed estetica &#8211; \u00e8 acuta, critica, feroce, strettamente fondata sull\u2019osservazione incessante delle cose umane e altamente problematica. Il suo pensiero \u00e8 articolato e si sviluppa lungo diverse trame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto, la concezione della storia e del progresso \u00e8 radicalmente negativa, in netta opposizione alla fiducia del suo secolo nella perfettibilit\u00e0 dell\u2019uomo (\u201c<em>dipinte in queste rive \/ son dell\u2019umana gente \/ le magnifiche sorti e progressive<\/em>\u201d, La Ginestra). Leopardi afferma, risolutamente, che lo Stato non \u00e8 retto dalla verit\u00e0 e distrutto dall\u2019errore, come comunemente si pensa, ma, esattamente all\u2019opposto, \u00e8 conservato dall\u2019<strong>errore<\/strong> e distrutto dalla verit\u00e0. Solamente le illusioni (gloria, onore, virt\u00f9, amor patrio&#8230;) consentono la conservazione della societ\u00e0, mentre l\u2019arida verit\u00e0 svelata dalla ragione distrugge ogni comunit\u00e0 politica. Questo pare essere uno degli spunti originalissimi della filosofia politica leopardiana:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>la salvaguardia della libert\u00e0 delle nazioni non \u00e8 la filosofia n\u00e9 la ragione, come ora si pretende che queste debbano rigenerare le cose pubbliche, ma le virt\u00f9, le illusioni, l\u2019entusiasmo, insomma la natura, dalla quale siamo lontanissimi<\/em> (Zibaldone, 114-115).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza le illusioni (gli errori) che regnavano presso i popoli antichi, ogni legame tra gli uomini si affievolisce fino a spegnersi, scompaiono il senso di appartenenza alla nazione e l\u2019interesse per le sorti comuni. Il <strong>senso civico<\/strong>, essenziale alla sopravvivenza di ogni comunit\u00e0 politica (\u201c<em>Tutti sanno con Orazio che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni<\/em>\u201d, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl\u2019Italiani, 1826), viene sostituito dall\u2019<strong>egoismo<\/strong>, sicch\u00e9 l\u2019uomo si trova irrimediabilmente rinchiuso dentro la gabbia dei propri interessi privati:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>La pura ragione dissipa le illusioni e conduce per mano l\u2019egoismo. L\u2019egoismo spoglio d\u2019illusioni, estingue lo spirito nazionale, la virt\u00f9 ec. e divide le nazioni per teste, vale a dire in tante parti quanti sono gl\u2019individui <\/em>(Zibaldone, 161). <em>Mentre le nazioni per l\u2019esteriore vanno a divenire tutta una persona, e oramai non si distingue pi\u00f9 uomo da uomo, ciascun uomo poi nell\u2019interiore \u00e8 divenuto una nazione, vale a dire che non hanno interesse comune con chicchessia, non formano pi\u00f9 corpo, non hanno pi\u00f9 patria, e l\u2019egoismo gli restringe dentro il solo circolo de\u2019 propri interessi, senza amore n\u00e9 cura degli altri, n\u00e9 legame n\u00e9 rapporto nessuno interiore col resto degli uomini [\u2026]. E per questo capo si pu\u00f2 dire che ora ci son tante nazioni quanti individui, bens\u00ec tutti uguali anche in questo che non hanno altro amore n\u00e9 idolo che se stessi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(Zibaldone, 148-149).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le premesse antropologiche del pensiero leopardiano sono radicalmente negative, e poggiano, contrariamente alla credenza dominante, sulla <strong>anti-socialit\u00e0<\/strong> dell\u2019essere umano. L\u2019amor proprio, necessario a ogni vivente, e massimamente all\u2019uomo che \u00e8 la pi\u00f9 sensibile delle creature, \u00e8 un amore di preferenza, cio\u00e8 l\u2019individuo, amandosi, si preferisce agli altri e cerca di soverchiarli in quanto pu\u00f2, cosicch\u00e9 l\u2019odio degli altri \u00e8 una conseguenza necessaria e immediata dell\u2019amore di s\u00e9 stessi. Ne deriva una critica feroce a ogni facile <strong>ideologia cosmopolitica e universalistica<\/strong>: ogni comunit\u00e0 politica ha bisogno, per non disgregarsi all\u2019interno, di un nemico esterno verso il quale dirigere tale sentimento distruttivo. Pertanto, l\u2019amore universale non solo \u00e8 impossibile, in quanto l\u2019uomo non pu\u00f2 amare un oggetto tanto indefinito e lontano senza perdere di vista s\u00e9 stesso, ma \u00e8 dannosissimo alle societ\u00e0. Infatti, sostituire l\u2019amor patrio con l\u2019amore universale di tutti gli uomini, significa, data l\u2019impossibilit\u00e0 di quest\u2019ultimo, annientare il primo, e finire con l\u2019amare soltanto se stessi:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ed ecco un\u2019altra bella curiosit\u00e0 della filosofia moderna. Questa signora ha trattato l\u2019amor patrio d\u2019illusione. Ha voluto che il mondo fosse tutta una patria, e l\u2019amore universale di tutti gli uomini: [\u2026] l\u2019effetto \u00e8 stato che in fatti l\u2019amor di patria non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ma in vece che tutti gl\u2019individui del mondo riconoscessero una patria, tutte le patrie si son divise in tante patrie quanti sono gl\u2019individui, e la riunione universale promossa dalla egregia filosofia s\u2019\u00e8 convertita in una separazione individuale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(Zibaldone, 149).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui sta la lucidit\u00e0 della sua intuizione: se l\u2019uomo perde, nel tentativo innaturale di amare il mondo intero come unica patria, l\u2019amore particolare della propria comunit\u00e0, non potr\u00e0 che sostituirlo con l\u2019egoismo individuale, cio\u00e8 l\u2019amore esclusivo di s\u00e9 stesso. Ci\u00f2 significa che, data la naturale necessit\u00e0 dell\u2019odio, se prima i nemici erano gli stranieri, dopo, mancando questi, diventeranno nemici i concittadini, i vicini, i familiari; se prima la guerra si faceva saltuariamente e solo tra nazioni diverse, dopo si far\u00e0 tutti i giorni e tra cittadini della stessa nazione. Pare straordinario notare qui, con un secolo di anticipo, il nucleo dell\u2019opposizione <strong>amico-nemico<\/strong> sul quale Carl Schmitt fonder\u00e0, in pieno novecento, la propria riflessione sulle categorie del politico.<\/p>\n<p>Si intende, da quanto detto finora, l\u2019importanza che Leopardi attribuisce al principio di <strong>unit\u00e0<\/strong> \u2013 oggi diremmo solidariet\u00e0, o coesione sociale &#8211; come fondamento essenziale di ogni comunit\u00e0 politica:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Come dunque lo scopo della societ\u00e0 \u00e8 il ben comune; e il mezzo di ottenerlo \u00e8 la cospirazione degl\u2019individui al detto bene, ossia l\u2019unit\u00e0; cos\u00ec l\u2019ordine, lo stato vero, la perfezione della societ\u00e0, non pu\u00f2 essere se non quello che produce e cagiona perfettamente questa cospirazione e unit\u00e0. Giacch\u00e9 la perfezione di qualunque cosa, non \u00e8 altro che la sua intera corrispondenza al suo fine <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(Zibaldone, 549).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di riflessioni che avvicinano Leopardi a quella parte della riflessione costituzionalistica contemporanea che ha identificato proprio nel bisogno di unit\u00e0 uno dei problemi cruciali delle <strong>democrazie pluralistiche<\/strong>: come soddisfare il bisogno essenziale di omogeneit\u00e0 proprio di ogni comunit\u00e0 politica, come garantire che tutti i membri della societ\u00e0 contribuiscano al bene comune, come garantire un\u2019aderenza di fondo ai valori dello Stato pur tutelando le minoranze, come garantire la governabilit\u00e0 evitando la disgregazione sociale e il disinteresse per le sorti comuni? Sul punto, Leopardi sembra essere stato il primo a comprendere pienamente quanto complessi siano i percorsi dell\u2019unit\u00e0 di una comunit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui prende le mosse una complessa teoria sulle <strong>forme di Stato<\/strong>: se in origine la <strong>monarchia assoluta<\/strong> era la migliore forma di organizzazione politica (\u201c<em>il primo, vero, e naturale governo<\/em>\u201d, Zibaldone, 560) in quanto, attribuendo la capacit\u00e0 di decidere a un sovrano, realizzava perfettamente il principio d\u2019unit\u00e0, nell\u2019et\u00e0 moderna le cose vanno diversamente. Leopardi afferma che la monarchia pu\u00f2 funzionare soltanto finch\u00e9 le illusioni mantengono retto e probo il sovrano, che agir\u00e0 nell\u2019interesse collettivo; in caso contrario, essa si trasforma in una <strong>tirannia feroce<\/strong> (\u201c<em>da che dunque il principe fu cattivo, o non perfetto, la monarchia perd\u00e9 la sua ragione, perch\u00e9 non poteva pi\u00f9 corrispondere al suo scopo, cio\u00e8 al ben comune. L\u2019unit\u00e0 restava, ma non il di lei fine<\/em>\u201d, Zibaldone, 559).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perduta quella prima forma di stato, gli uomini crearono le <strong>repubbliche<\/strong> e divisero i poteri. Da allora non sono pi\u00f9 esistite n\u00e9 mai potranno esistere forme di governo perfette, in quanto dettate dalla natura, ma solamente <strong>pi\u00f9 o meno cattive<\/strong>, pi\u00f9 o meno adatte a procurare l\u2019infelicit\u00e0 degli uomini. In questa visione radicalmente negativa della politica e della societ\u00e0, Leopardi sembra indicare la <strong>democrazia<\/strong> come la forma di stato meno peggiore; ma soltanto a condizione che le illusioni conservino una certa positiva influenza nella societ\u00e0:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Lo stato libero e democratico, fino a tanto che il popolo conserv\u00f2 tanto di natura da esser suscettibile in potenza e in atto, di virt\u00f9 di eroismo, di grandi illusioni, di forza d\u2019animo, di buoni costumi; fu certamente il migliore di tutti<\/em> (Zibaldone, 563).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In caso contrario, invece, le nazioni (le patrie) svaniscono e si produce una frattura insanabile tra le istituzioni e la comunit\u00e0, una distanza incolmabile tra il governo e la nazione: non esistono pi\u00f9 cittadini, ma soltanto sudditi (riflessione di sconcertante attualit\u00e0 se si pensa alla moderna crisi della rappresentanza politica). Potrebbe allora quasi dedursi che per Leopardi ogni governo moderno risulta privo di legittimazione democratica. Proprio nel secolo che vede affermarsi il concetto di nazione, egli afferma che essa \u00e8 gi\u00e0 morta ed era propria solamente del mondo antico, ormai irrimediabilmente perduto. Cos\u00ec, mentre nelle repubbliche di un tempo le cause degli avvenimenti erano note e si discutevano pubblicamente, nell\u2019et\u00e0 moderna invece le decisioni sono prese da poche persone (percepite come lontane) e secondo criteri ignoti al popolo (\u201c<em>ora che il potere \u00e8 ridotto in pochissimi, si vedono gli avvenimenti e non si sanno i motivi, e il mondo \u00e8 come quelle macchine che si muovono per molle occulte, o quelle statue fatte camminare da persone nascostevi dentro<\/em>\u201d, Zibaldone, 120).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle appena accennate sono solo alcune delle numerosissime, complesse, profonde e articolate ramificazioni in cui si sviluppa la riflessione del poeta sul diritto e la politica, e questo breve scritto non mira ad altro che a essere un invito, rivolto a tutti, a <strong>rileggere Giacomo Leopardi<\/strong>; non foss\u2019altro per l\u2019effetto che &#8211; nelle parole del grande Francesco De Sanctis &#8211; il poeta di Recanati produce nel cuore di chi lo legge:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Leopardi produce l&#8217;effetto contrario a quello che si propone. Non crede al progresso, e te lo fa desiderare; non crede alla libert\u00e0, e te la fa amare. Chiama illusioni l&#8217;amore, la gloria, la virt\u00f9, e te ne accende in petto un desiderio inesausto. E non puoi lasciarlo, che non ti senta migliore; e non puoi accostartegli, che non cerchi innanzi di raccoglierti e purificarti, perch\u00e9 non abbi ad arrossire al suo cospetto. \u00c8 scettico, e ti fa credente; e mentre non crede possibile un avvenire men tristo per la patria comune, ti desta in seno un vivo amore per quella e t&#8217;infiamma a nobili fatti. Ha cos\u00ec basso concetto dell&#8217;umanit\u00e0, e la sua anima alta, gentile e pura l&#8217;onora e la nobilita.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pare quasi incredibile che, a distanza di oltre centottanta anni dalla morte del poeta, esista ancora una parte vastissima della riflessione leopardiana rimasta sostanzialmente inesplorata. 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