{"id":17329,"date":"2022-04-12T10:10:51","date_gmt":"2022-04-12T08:10:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.albeeassociati.it\/?p=17329"},"modified":"2024-11-12T09:37:53","modified_gmt":"2024-11-12T08:37:53","slug":"mostra-fotografica-chernobyl-ritratti-dellinfanzia-contaminata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albeeassociati.it\/en\/mostra-fotografica-chernobyl-ritratti-dellinfanzia-contaminata\/","title":{"rendered":"Mostra fotografica: Chernobyl, ritratti dell&#8217;infanzia contaminata"},"content":{"rendered":"\n<p>Mercoled\u00ec 20 aprile alle 18.30 in studio a Busto Arsizio si terr\u00e0 il vernissage della mostra fotografica <strong><em>\u201cChernobyl, ritratti dell\u2019infanzia contaminata\u201d<\/em><\/strong> di <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/pinobertelli.it\/\" target=\"_blank\">Pino Bertelli<\/a><\/strong> in occasione del 10\u00b0 edizione del <strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.europhotofestival.com\/\" target=\"_blank\">Festival Fotografico Europeo<\/a><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ingresso \u00e8 libero e gratuito.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PINO BERTELLI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.europhotofestival.com\/2022\/03\/30\/aa-studio-legale\/\">CHERNOBYL, RITRATTI DELL\u2019INFANZIA CONTAMINATA<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>NON \u00c8 MOLTO, NON \u00c8 POCO<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 maledettamente difficile occuparsi degli altri. Non perch\u00e9 non lo si voglia fare, ma proprio perch\u00e9 non si sa bene da dove cominciare: gli aiuti possono sembrare una forma pi\u00f9 ambigua di carit\u00e0, l\u2019attenzione di alcune ore un modo per compensare la dimenticanza di tanti giorni, perfino le parole possono incappare nel temibile rischio della retorica che tutto appiattisce proprio quando, al contrario, si pu\u00f2 contrapporre loro la linearit\u00e0 dell\u2019impegno. \u00c8 proprio quando ci si trova in questi impacci che ci si rende conto della forza espressiva di un linguaggio cos\u00ec particolare e incisivo, cos\u00ec apparentemente disarmato e cos\u00ec profondamente intenso come quello della fotografia. Perch\u00e9 questa aiuta direttamente i soggetti proprio per il fatto di essere posti al centro dell\u2019attenzione, aiuta chi li osserva a prendere coscienza della loro esistenza, aiuta infine tutti in quell\u2019arte cos\u00ec bella, difficile e rara che \u00e8 la mediazione. I ritratti degli abitanti dell\u2019area intorno a Cernobyl sono un contributo molto importante da questo punto di vista, soprattutto perch\u00e9 lo stile con cui sono realizzati \u00e8 asciutto, essenziale, antiretorico: per quanto si possa essere poco propensi a stabilire confronti con altri autori del passato, sembra impossibile qui non evocare lo spirito con cui il grande August Sander riprendeva gli uomini del suo tempo per tentare cos\u00ec di costruire un ideale atlante del XX secolo. Non si tratta, peraltro, di una citazione fuori luogo per un autore come Pino Bertelli, che ha a lungo frequentato con acume e intelligenza critica la storia della fotografia. Indagare una realt\u00e0 difficile e aspra significa spesso, anche conservando le migliori intenzioni, lasciarsi prendere la mano e scegliere la strada della spettacolarizzazione della sofferenza. Qui, invece, la scelta del ritratto permette di contenere questo esito lasciando intatto il forte senso di pietas che caratterizza la ricerca. Spesso sono i bambini i protagonisti: sorridono e qualche volta piangono davanti all\u2019obiettivo, guardano in macchina perplessi e qualche volta spaventati, ma pi\u00f9 spesso ostentano con orgoglio un cappello di lana o un golfino dai polsini slabbrati, grandi trecce e un paio di anellini alle orecchie, una pistola giocattolo e qualcosa che somiglia a un arco costruito con un pezzo di legno curvato e una corda annodata. Ma i bambini sono anche fra i personaggi pi\u00f9 sofferenti quando capisci la loro forzata immobilit\u00e0 sulle poltroncine, il loro impaccio di down, le loro mani intrecciate in posture innaturali. Il bianconero essenziale di cui si serve Bertelli, la luce livida che domina la scena, l\u2019essenzialit\u00e0 delle situazioni descritte crea un&#8217;atmosfera da teatralit\u00e0 tragica dove non mancano certo i personaggi carichi di speranza (sorridono la bella ragazza dagli zigomi alti e quella con le braccia conserte, un\u2019altra sembra sognare seduta sul banco) anche se quasi tutti gli altri raccontano di una vita stentata ben rappresentata dall\u2019uomo che cammina, le spalle insaccate in un giubbotto dalle maniche troppo corte, su una strada polverosa o dalla vecchia che stringe fra le mani come un prezioso bene una forma di pane. Sono i particolari a far pi\u00f9 pena: quel pezzo di corda che stringe come una cintura la giacca di un uomo, quei fazzoletti annodati sotto il mento che ricordano l\u2019iconografia classica delle contadine russe, quei pellicciotti con cui alcune donne tentano di difendersi dal freddo, quella giacca a vento troppo stretta indossata dall\u2019uomo che fuma disperatamente, quel gesto con cui una vecchia donna seduta su una panchina con un libro in mano si copre pudicamente il volto. Anche i pochi paesaggi sono desolati e desolanti: le staccionate che sembrano quelle dell\u2019America della crisi del 1929 riprese da Dorothea Lange, il tetto sfondato di una fattoria, il pozzo, perfino la cuccia di un cane sembrano ricordare a tutti noi che le tragedie travolgono sempre i pi\u00f9 3 9 deboli, si accaniscono sugli indifesi, sembrano non conoscere confini dati dalle sfalsature delle epoche, dalla distanze delle latitudini, dall\u2019apparente (o anche reale, che importa) differenza delle ideologie. Resta solo in questa desolata landa dominata dal vicino \u201csarcofago\u201d del reattore che qui non si vede, anche se la sua \u00e8 un\u2019ombra ossessivamente presente, ma da cui fuoriescono letali e invisibili particelle. In tutto questo quadro, la fotografia, simbolo della solidariet\u00e0 rappresenta una speranza. Non \u00e8 molto, ma neppure poco.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Roberto Mutti\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mercoled\u00ec 20 aprile alle 18.30 in studio a Busto Arsizio si terr\u00e0 il vernissage della mostra fotografica \u201cChernobyl, ritratti dell\u2019infanzia contaminata\u201d di Pino Bertelli in occasione del 10\u00b0 edizione del Festival Fotografico Europeo. 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