Sentenza n. 17325/2016 depositata il 25 agosto

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha statuito che nel Rito Fornero il ricorso in opposizione all’ordinanza resa all’esito della c.d. fase sommaria è improcedibile se non notificato nei termini di legge.

In sostanza, al deposito del ricorso nel termine di trenta giorni dalla notificazione dell’ordinanza, o dalla comunicazione se anteriore, deve seguire, sempre a cura dell’opponente, la notifica all’opposto dell’atto e del decreto di fissazione dell’udienza nel termine di trenta giorni prima della data fissata per la costituzione dell’opposto.

L’opposto ha termine per costituirsi nel giudizio fino a dieci giorni prima dell’udienza.

Dunque, l’omessa notifica del ricorso in opposizione nel termine prescritto impedisce all’opponente di chiedere la rimessione in termini di cui all’art. 291 c.p.c..

L’aspettativa delle parti alla stabilità del provvedimento giudiziale e la ragionevole durata del processo imposta dal dettato dell’art. 111 Cost., oltre all’esigenza di celerità che deve connotare il Rito Fornero, impongono che non si potrà contare sull’assegnazione di un nuovo termine per la notifica se il ricorso in opposizione, depositato nel termine, sempre nel termine non sia stato portato alla notifica.

La Suprema Corte applica al giudizio di opposizione nel Rito Fornero il principio affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 20604/2008, secondo cui

nel rito del lavoro l’appello, così come l’opposizione a decreto ingiuntivo, pur tempestivamente proposti nel termine previsto dalla legge, sono improcedibili ove la notificazione del ricorso depositato e del decreto di fissazione dell’udienza non sia avvenuta, non essendo consentito – alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata imposta dal principio della ragionevole durata del processo ex art. 111, comma 2, Cost. – al giudice di assegnare alla parte un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica a norma dell’art. 291 c.p.c.. Una volta scaduto il termine ordinatorio senza che si sia avuta una proroga, si determinano, infatti, per il venir meno del potere di compiere l’atto, conseguenze analoghe a quelle ricollegabili al decorso del termine perentorio”.

Interessante è il passaggio della motivazione con cui la Corte conferma che l’opposizione nel Rito Fornero non ha natura impugnatoria – in quanto costituisce la seconda fase, eventuale e non obbligatoria, di un procedimento bifasico -, ed afferma che la stessa deve assimilarsi al giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che parimenti è volto a confermare e/o modificare un precedente provvedimento giudiziario emesso all’esito di una fase a cognizione semplificata, suscettibile di divenire definitivo nel caso di mancata opposizione.

RITO FORNERO: IMPROCEDIBILITA’ DELL’OPPOSIZIONE SE NON NOTIFICATA NEL TERMINE

A nulla è valsa l’argomentazione posta a fondamento del primo motivo di impugnazione, secondo cui la stessa Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5700/2014,  tra l’altro resa a Sezioni Unite, e le successive n. 1483/2015 e n. 24222/2015, ha avuto modo di disapplicare i principi sanciti dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 20604/2008 di cui sopra, ammettendo la facoltà per il giudice di concedere al ricorrente un nuovo termine – chiaramente perentorio – nel caso di omessa e/o inesistente notifica. In effetti, trattasi di pronunce emesse nell’ambito di procedimenti diversi dal giudizio di opposizione del c.d. rito Fornero: procedimento ex lege 89/2001, ricorso ex 414 c.p.c. – introduttivo quindi del primo e unico grado di giudizio – e impugnazione dello stato passivo ex art. 99 L.F..

Il principio affermato è di particolare rilievo se si considera da ultimo che l’improcedibilità è rilevabile d’ufficio.

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