Analogamente a quanto già occorso nel settore della logistica (si veda il Protocollo siglato il 18 luglio del 2024), anche per il settore moda – complici certamente le indagini condotte della Procura di Milano, che hanno evidenziato profonde criticità nella gestione della filiera produttiva e della catena dei subappalti – si è sentita l’esigenza di individuare strumenti concreti per contrastare l’intermediazione illecita di manodopera, il fenomeno del caporalato e, più in generale, ogni forma di lavoro irregolare.

Il 26 maggio scorso è stato, quindi, siglato il Protocollo d’intesa per la legalità dei contratti di appalto nelle filiere produttive della moda.

Firmatari: la Prefettura di Milano, Regione Lombardia, il Tribunale e la Procura della Repubblica di Milano, il Comando Provinciale dei Carabinieri, l’Ispettorato dell’Area Metropolitana di Milano, il Politecnico di Milano, la CCIAA i rappresentanti delle principali associazioni di categoria del settore moda e le organizzazioni sindacali confederali.

Il protocollo prevede l’istituzione di una “Piattaforma di filiera” – che verrà sviluppata in un tavolo tecnico, con il supporto scientifico del Politecnico di Milano – finalizzata a censire le imprese della filiera operanti nel settore della moda e i dati di dettaglio della manodopera impiegata dalle medesime. A conferma della sempre costante attenzione ai temi della cybersicurezza e della protezione dei dati, nel Protocollo si afferma che la Piattaforma dovrà garantire i più elevati standard tecnici a tutela di questi aspetti.

L’adesione alla Piattaforma, da parte delle imprese della filiera, sarà su base volontaria e richiederà l’immissione di informazioni e documenti inerenti, tra l’altro, agli adempimenti giuslavoristici, previdenziali e fiscali in aggiunta a quelli organizzativi e produttivi, diversamente modulati a seconda delle dimensioni dell’impresa, stabilita sulla base di fatturato (piccola, medio e grande).

Per le imprese della filiera aderenti alla Piattaforma è previsto il rilascio di un “bollino verde” che consente, in sintesi, l’ottenimento da parte di Regione Lombardia di un attestato di trasparenza nel settore moda e il riconoscimento di premialità nell’ambito delle misure di incentivazione stabilite sempre da Regione Lombardia.

Le imprese a capo della filiera che commissionano il prodotto finito (c.d. Brand) potranno consultare la “green list” elaborata dalla Piattaforma in modo da garantire di avvalersi di una filiera “sana”. I Brand dovranno inserire nelle condizioni genarli di contratto specifici impegni, a carico dei fornitori, di rispetto della normativa giuslavoristica, previdenziale, fiscale e in materia di salute e sicurezza e implementare procedure di monitoraggio, anche tramite audit periodici.

Esattamente come già previsto nel Protocollo siglato per il settore della logistica, l’adozione del Codice Etico e Modello Organizzativo ex D. Lgs. 231/2001 è ritenuto un requisito idoneo a garantire trasparenza e legalità, considerato addirittura come “obbligatorio” ai fini della iscrizione in Piattaforma per le imprese di filiera di maggiori dimensioni.

In attesa della implementazione della Piattaforma, è consigliabile, quindi, procedere ad una analisi dei Modelli Organizzativi adottati al fine di verificare la loro concreta efficacia in temini di prevenzione dell’illecito di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, implementando protocolli e sistemi controlli che riducano il rischio di comportamenti illeciti, anche con riguardo alla supply chain.

Il testo del Protocollo è disponibile qui.