Con la Legge 3 ottobre 2025 n. 147, di conversione del DL 116/2025, il Legislatore ha introdotto un importante rafforzamento del quadro normativo in materia di responsabilità ambientale delle imprese. La riforma incide direttamente sul D. Lgs. 231/2001, ampliando le ipotesi di responsabilità amministrativa degli enti e prevedendo un inasprimento delle sanzioni per le attività illecite connesse alla gestione dei rifiuti e all’inquinamento.

L’intervento legislativo, parte di una più ampia strategia di contrasto ai reati ambientali, estende il catalogo dei reati presupposto e rende più severe le conseguenze per le imprese coinvolte, introducendo sanzioni pecuniarie più elevate e misure interdittive di maggiore impatto, come la sospensione o la revoca di autorizzazioni, licenze e contributi pubblici.

L’intento del Legislatore è favorire una maggiore responsabilizzazione, potenziando gli strumenti di prevenzione del rischio e rendendo più incisiva la risposta sanzionatoria in caso di violazioni. In questo scenario, le imprese devono integrare i principi di sostenibilità e trasparenza nei propri assetti di governance.

Diventa indispensabile aggiornare i Modelli organizzativi e di gestione ex D.Lgs. 231/2001, rafforzando i presidi di prevenzione del rischio ambientale. Ciò richiede una revisione del sistema di controllo interno e l’implementazione di procedure operative conformi alle nuove prescrizioni.

La riforma impone un approccio integrato alla compliance ambientale, basato su una mappatura dei rischi, formazione continua del personale e monitoraggio costante delle attività sensibili, per garantire una prevenzione effettiva e una gestione sostenibile dei processi aziendali.