Il patto di non concorrenza rappresenta uno strumento fondamentale per le imprese che intendono proteggere il proprio know-how, le informazioni strategiche e il patrimonio commerciale anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

Per essere valido, deve rispettare precisi requisiti, tra cui la forma scritta, la previsione di un corrispettivo congruo e la chiara delimitazione delle attività vietate, dell’ambito territoriale e della durata.

La recente giurisprudenza della Corte di Cassazione e del Tribunale di Milano ha inoltre ribadito l’importanza di accordi equilibrati e sufficientemente determinati, che tutelino gli interessi aziendali senza comprimere eccessivamente la libertà professionale del lavoratore.

L’approfondimento è a cura di Giorgio Albè per L’Economia – Corriere della Sera.

L’Economia – Corriere della Sera